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«Un esame sprecato è tolto a chi ha urgenza»
Dante Cintori, segretario della Fimmg di Modena, in un intervento sul "Resto del Carlino" difende l'accordo Ausl sulle prescrizioni: «Non nego niente a nessuno. Ma devo far capire che un esame non necessario non porta a nulla. E questo richiede tempo, pazienza, capacità di ascolto». Quindi fa un esempio: «Quale ragione c'è nel prescrivere una risonanza a un ottantacinquenne con artrosi al ginocchio? Nessuno lo opererà mai. Eppure, devo spiegarglielo, convincerlo. Il paziente spesso arriva convinto che più esami fai, meglio è. Ma non funziona così», riporta il quotidiano.
Il medico di famiglia deve esercitare il suo ruolo di filtro. Non è questione di razionamento, è questione di senso. E di fiducia reciproca», dice Cintori, per il quale l'intesa non è solo un fatto organizzativo, ma «di etica e sopravvivenza del servizio sanitario». La matematica è semplice: «Un esame sprecato è tolto a chi ne ha urgenza». «Se continuiamo con prescrizioni inappropriate su prestazioni già intasate, il sistema collassa. E chi ci rimette sono sempre i pazienti più fragili, quelli che davvero hanno bisogno». Chi critica l'operazione, per Cintori, confonde appropriatezza con negazione delle cure. «Se la prescrizione è giusta, io la faccio. Sempre». Il problema, rimarca "Il Resto del Carlino" è altrove: convincere chi non ne ha bisogno che l'esame non gli darà alcuna risposta utile. «Dobbiamo essere tutti appropriati - medici di base, ma anche specialisti ospedalieri - sennò le liste d'attesa andranno sempre più avanti. Molte prescrizioni inappropriate nascono in ospedale e poi ricadono su di noi. L'appropriatezza deve essere universale, un principio etico condiviso da tutta la filiera sanitaria. Non possiamo essere gli unici a fare da filtro mentre altri continuano a generare domanda inappropriata».
Cintori, spiega il quotidiano, rivendica inoltre le garanzie già attive a Modena da anni: il catalogo delle urgenze, che garantisce prestazioni in una settimana o dieci giorni (accordo del 2017), e l'accesso allo specialista on call. «Strumenti che non esistono in altre province». L'obiettivo dell'accordo è duplice: ridurre l'inappropriatezza e liberare slot per chi ha urgenza. «Se tutti rispettano il principio etico, i tempi di attesa diminuiscono e si torna a garantire la prestazione in un mese, due, tre mesi. Non più un anno».
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