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Agrusti (Fimmg Friuli Venezia Giulia): "Inaccettabile che una riforma di questa portata, venga elaborata nell'oscurità del mancato confronto istituzionale"
Anche i medici di medicina generale del Friuli Venezia Giulia condividono le grandi preoccupazioni espresse a livello nazionale sul decreto-legge in circolazione sul riordino dell'assistenza primaria territoriale. Al centro della contestazione, il cosiddetto "doppio canale" che prevede la dipendenza pubblica selettiva per i medici di medicina generale destinati alle Case della Comunità Hub.
"Questo decreto non è mai stato presentato alle organizzazioni sindacali di categoria - sottolinea per la FIMMG Friuli Venezia Giulia (Federazione italiana medici di medicina generale - maggiore sindacato del settore che in regione conta più di 300 iscritti) il segretario regionale dottor Fernando Agrusti -. Tutto questo è avvenuto dopo aver lavorato per mesi sul nuovo contratto nazionale di categoria, firmato non appena due mesi fa. È inaccettabile che una riforma di questa portata, che tocca il rapporto di cura di milioni di cittadini, venga elaborata nell'oscurità del mancato confronto istituzionale. Siamo molto preoccupati e confidiamo che i nostri rappresentanti politici regionali possano aiutarci a livello nazionale a far sentire la nostra voce al Governo. Se non ci riuscissimo il cittadino troverà uno sportello sanitario anonimo e incapace di gestire la complessità dei malati cronici".
La FIMMG nazionale chiede alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di intervenire direttamente per sospendere l'iter del decreto e aprire un confronto reale con la rappresentanza di categoria prima di qualsiasi ulteriore avanzamento del provvedimento.
Due le contraddizioni tecniche denunciate da FIMMG come insanabili.
La prima riguarda la generazione mediana: il decreto subordina l'accesso alla dipendenza alla specializzazione in medicina generale, ignorando che per decenni i due percorsi formativi erano incompatibili. Solo una sentenza della Corte Costituzionale ha rimosso tale incompatibilità. L'intera generazione di MMG attualmente in attività che non ha potuto conseguire la specialità si troverebbe così esclusa o penalizzata.
La seconda contraddizione - ancora più urgente - riguarda i medici giovani. In molte regioni del Nord, la medicina generale è oggi retta da medici ancora frequentanti il corso di formazione specifica o che lo hanno appena concluso. Questi professionisti, privi del titolo di specializzazione, si troverebbero di fronte a una scelta obbligata: restare in un sistema che non offre loro prospettive di carriera strutturata, oppure abbandonare la medicina generale già dalla prossima finestra di luglio per iscriversi a una scuola di specialità. Il risultato sarebbe un abbandono di massa della medicina territoriale proprio nelle aree già più fragili, con un ritorno ipotetico tra cinque anni in un contesto di ancor maggiore instabilità. Un segnale devastante per i laureati in medicina chiamati a scegliere il proprio percorso formativo.















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