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«Giovani spaventati da carichi di lavoro, vogliono lavoro che abbia capacità di elasticità, di flessibilità e di variabilità»
"La mancata attrattività sta sempre di più riducendo il numero di medici di famiglia sul territorio, per cui quando un giovane si inserisce, a volte addirittura durante il corso di formazione, c'è una spasmodica ricerca da parte di pazienti perché ci sono molte aree senza il medico di famiglia. Questo crea un carico di pazienti immediato, su cui è molto difficile costruire le dinamiche fiduciarie che ti permettono di regolare la tua attività lavorativa quotidiana, mensile e annuale. Molti giovani spaventati da questi carichi a volte rinunciano o comunque la vox popoli nell'area professionale chiarisce che non è un mestiere così semplice e poco carico di attività e di lavoro". Lo ha detto il segretario della Fimmg, Silvestro Scotti, a margine del convegno "Le modifiche della responsabilità dei medici e degli odontoiatri nella crisi delle vocazioni", che si è svolto sabato 17 gennaio all'Ateneo Veneto di Venezia.
- Quanti medici di famiglia mancano in Italia?
"Noi denunciamo che ci sarebbe stata questa carenza che ancora per qualche anno durerà, ormai da 10-15 anni era assolutamente prevedibile. In questo momento, rispetto ai medici del 2016, siamo a circa 8mila medici in meno. Siamo ormai a un punto in cui i medici attuali sono tutti a massimale, hanno il massimo di pazienti che possono riuscire a gestire e quindi formalmente non c'è per il paziente la possibilità di una scelta. Se io ho tutti i medici pieni, soprattutto nelle zone più piccole in cui i medici in quell'ambito sono pochi, non ho la possibilità di passare da un medico all'altro. Ma il medico di famiglia ha bisogno che si crei anche una relazione empatica con il paziente, quindi il paziente nella scelta vuole percepire la scelta, ma se questa è obbligata è un affidamento e questo mina un po' il rapporto fiduciario e aumenta quei problemi anche rispetto all'attrattività che dicevamo prima", ha aggiunto Scotti.
- Le case di comunità potranno impattare sulla possibilità di attrarre nuovi giovani alla medicina generale?
"Le case in comunità possono impattare anche sull'attrattività verso la professione, purché ci rendiamo conto che oggi i giovani che intervengono nel mondo del lavoro in tutte le professioni o in tutte le attività non sono più come la generazione precedente orientata a un cosiddetto posto fisso. i giovani vogliono un lavoro che abbia capacità di elasticità, di flessibilità e di variabilità, tant'è che vengono definiti 'slash workers' perché vogliono dividere la loro attività lavorativa della giornata o della settimana o del mese in attività diverse. Se l'organizzazione delle case in comunità permetterà di avere un punto centrale nell'HUB, dei punti periferici negli spoke, la capacità fiduciaria all'interno dei propri studi, la dimensione di un lavoro a distanza, la dimensione di un lavoro agile, credo che possiamo recuperare. Se invece sarà un ulteriore irrigidimento credo che avremo un grosso problema nel nostro Paese per quello che riguarda l'assistenza delle cure primarie", ha concluso il segretario della Fimmg.
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