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Le aggregazioni funzionali territoriali sono il cuore dell'accordo integrativo regionale firmato in Emilia Romagna. Lo spiega Daniele Morini, intervistato da "Il Resto del Carlino". "Le Aft saranno aperte dalle 8 alle 20, e questo sarà garantito attraverso l''integrazione degli orari di studio delle medicine di gruppo. Il rapporto col proprio medico resterà, e in sua assenza il paziente potrà essere visitato da un altro professionista dell''Aft. Sarà quindi garantito un accesso agevolato e rimarrà il nodo centrale del rapporto fiduciario medico-paziente", dice il segretario regionale della Fimmg al quotidiano.
Poi entra nel dettaglio: "Ora vanno costituite le Aft da parte delle aziende sanitarie: sono state pensate ma ancora non concretizzate", dice ancora Morini a "Il Resto del Carlino".
In quali tempi? "La Regione ha indicato 9 mesi: quindi entro e non oltre il 1 ottobre. Tra i nodi anche il modo in cui ci verrà pagato il compenso, legato anche a obiettivi clinici e all''appropriatezza".
Quanti medici potranno lavorare nelle Aft? "Dipende, può variare a seconda del numero di abitanti".
I medici ''di campagna'', che lavorano da soli in piccoli ambulatori, potranno comunque appoggiarsi alle Aft per essere sostituiti? "La legge da anni non prevede più il medico singolo, ma non è mai stata applicata. Il concetto è che i medici devono essere tutti organizzati in forma associativa, anche se in molti casi è necessario mantenere la capillarità: penso alle piccole realtà collinari o alle frazioni. Un conto però è essere soli, un altro è afferire a un''Aft nella vallata o nella parte centrale della pianura e mantenere l''ambulatorio singolo come satellite. Chi ha un ambulatorio singolo scollegato da altri dovrà associarsi a un gruppo, quando ci sono le condizioni per farlo. Verranno messe in atto delle agevolazioni per questo".
Gli attuali nuclei di cure primarie si trasformeranno in Aft? "I nuclei attuali sono più piccoli e non hanno tutte le funzioni delle Aft. Si partirà però da quella base per organizzarle: i nuclei più grandi diventeranno Aft, mentre le realtà più piccole verranno accorpate e magari da tre nuclei si faranno due Aft. Ogni Aft avrà un referente capofila dei medici che organizzerà il lavoro insieme all''Ausl".
Come si integreranno le Aft con strutture territoriali quali Cau e Case della comunità? "Le sedi delle Aft possono essere individuate dai medici o dell''Ausl: è il caso di Aft che sorgeranno nelle Case della comunità. E la Casa della comunità come sede di un''Aft avrà un''organizzazione che comprenderà più servizi rispetto alle altre Aft: sarà aperta non solo agli assistiti di quel gruppo di medici, ma di tutto quel distretto o città e potrà avere un orario più esteso. I Cau invece diventeranno strutture afferenti alle Aft con servizi quali ambulatori per piccole urgenze non differibili della medicina generale. Il proprio medico di medicina generale continuerà a garantire sia l''accesso ai controlli che per le urgenze, e nelle ore in cui non c''è il paziente potrà comunque rivolgersi all''Aft".
Le strutture fisiche di aggregazione saranno a carico dei medici? "Le strutture fisiche restano in capo ai medici, come ora. Verranno stipulati contratti ad hoc per chi entrerà nelle strutture dell''Ausl. La questione va comunque sempre discussa tra medici e aziende: la struttura dell''Aft è a disposizione di tutta la popolazione, è verosimile che sia l''Ausl a individuarlo e organizzarlo. E nelle poche Aft che non insisteranno nelle Case della comunità andrà stabilito come muoversi", conclude Morini nell'intervista a "Il Resto del Carlino".
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