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Biancalani (Fimmg): «La MG vuole esserne protagonista assoluta. Chiediamo gli spazi e l'integrazione dei servizi»
«Sono già partiti i primi esperimenti dei medici di famiglia che danno parte delle proprie ore di lavoro alle case di comunità. Ancora è presto per fare il punto, ma quel che è certo è che in Toscana siamo se non i primi, tra i primi in Italia a farlo». Lo dicono in un''intervista al "Corriere Fiorentino" il segretario della Fimmg Toscana Niccolò Biancalani e il vicesegretario vicario Guido Santini. I due accontano l'esperienza pilota che dal primo febbraio ha consentito di attivare i primi Punti di intervento rapido (Pir) nelle nuove strutture attivate grazie al Pnrr. Il modello, maturato grazie all'accordo integrativo firmato lo scorso agosto tra la categoria e la Regione, scrive il "Corriere" è che il medico di famiglia sposti il proprio ambulatorio nelle case di comunità, continuando la tradizionale assistenza ai propri pazienti, ma che conceda anche una parte delle proprie ore a servizio del Pir, un primo soccorso per le necessità sanitarie indifferibili ma lievi, in modo tale da attenuare la pressione sui pronto soccorso degli ospedali. Quell'accordo prevede che i medici che abbiano fino a 400 assistiti debbano fornire 38 ore settimanali al servizio, 24 ore per chi ne ha tra 401 e mille, 12 ore per chi ne ha tra 1.001 e 1.200, 6 ore per chi ne ha tra 1.201 e 1.500, nessun obbligo per chi supera il massimale. Ai Pir collaborano anche gli ex medici di guardia, sottratti al servizio notturno ove considerati in troppi.
«Per il momento sono poche le case di comunità coinvolte, come ad esempio quella di Prato Centro Est, e solo per 5 giorni a settimana dalle 8 alle 20. Dal primo aprile, diventeranno una settantina e progressivamente (nelle case di comunità Hub, le principali, ndr ) il servizio dovrà essere 7 giorni su 7», dice Biancalani, che è segretario regionale di Fimmg, mentre Santini, segretario vicario del sindacato ad Arezzo, spiega che «per ora è difficile fare un bilancio di questi primi esperimenti, ma di sicuro dovremo fare presto il punto e stabilire delle regole e delle procedure uguali per tutti». Lo stesso, aggiunge, dovrà essere fatto per la piccola diagnostica - in particolare le ecografie - al momento messa in mano a qualche centinaio di medici volontari in tutta la Toscana. Su questi temi il sindacato farà il punto durante il congresso regionale Fimmg Next Gen 2026, che si terrà il 9 e il 10 maggio all'Hotel Baglioni di Firenze. Un simposio che verrà presentato in una conferenza stampa in programma stamani, anche per dire che i medici di famiglia della nostra regione vogliono raccogliere la sfida del Pnrr per portarla a pieno compimento.
«Le Case di Comunità stanno iniziando a partire e la medicina generale vuole esserne protagonista assoluta - dice ancora Niccolò Biancalani - A differenza di altre realtà dove si riscontrano difficoltà, noi di Fimmg Toscana chiediamo gli spazi e l'integrazione dei servizi. Non giochiamo in difesa, siamo pronti a rilanciare la sfida per far funzionare queste strutture al 100%, rendendole realmente utili ai cittadini attraverso un modello evoluto che integri assistenza territoriale e innovazione». Oltre alla rivoluzione della sanità territoriale, che si pone come modello alternativo a quello che negli ultimi decenni è stato costruito quasi esclusivamente attorno agli ospedali, il congresso tratterà anche il tema della congestione delle liste d'attesa, causata «dall'uso improprio della diagnostica e dalle eccessive prescrizioni riversate sulla medicina generale», conclude l''intervista al "Corriere fiorentino".
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