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«I numeri spaventano ma la nuova organizzazione e le Aft, aggregazioni funzionali territoriali di medici attive da ottobre, dovrebbero stemperare le criticità enormi, vissute in questi anni, nei quali i professionisti al limitare della pensione non venivano sostituiti». Lo dice Daniele Morini, segretario della Fimmg dell'Emilia Romagna, commentando con il "Corriere di Romagna" i dati emersi dalla ricognizione annua dell'Ausl Romagna sulle zone carenti e i posti scoperti tra i medici di medicina generale e quelli della continuità assistenziale, ovvero la guardia medica, per la zona del ravennate.
Resta il tema delle zone periferiche nelle città e dei piccoli paesi. «Se ci sono pochi medici, e quelli in attività scelgono le zone migliori, il problema resta- prosegue il segretario Fimmg al "Corriere di Romagna"-. Vanno create le condizioni perché certe sedi diventino appetibili con un compenso più alto e la flessibilità nella modulazione delle ore. Man mano che diventerà operativo l'accordo regionale sulle aggregazioni, molte situazioni verranno superate e la speranza è che torni popolare la figura del medico di medicina generale che ora appare molto pesante». La soluzione quindi non è quella di fare più medici, che comunque non ci sono, ma riorganizzare meglio il territorio e rendere più appetibile il lavoro. Nel 2006 ci fu la rivoluzione dei gruppi. Nel 2026 assistiamo al passaggio alle aggregazioni».
Il futuro L'attuale sistema di assistenza e cura- con i Pronto Soccorso allo stremo nonostante i Cau e i medici di medicina generale sempre in minor numero- dovrebbe essere superato dalle aggregazioni funzionali chiamate a dare risposte ai cittadini con continuità. «Saremmo dovuti partire3 anni fa- dice Morini -. Dopo la lunga attesa, finalmente con l'accordo regionale si prende il via. Le Case di comunità saranno le sedi delle Aft. A Ravenna sono previste 4-5 aggregazioni a Faenza 2-3. Se manca il proprio medico si potrà trovare risposte all'interno di una zona di riferimento».
L'ambulatorio delle Aft sarà aperto dalle 8 alle 20 con personale di studio e infermieristico e un sistema informatico in dialogo coni medici di famiglia, un'organizzazione che andrebbe così a superare il Cau. «I servizi integrati- assicura Morini- vanno a vantaggio dei cittadini che accedono facilmente, senza labirinti burocratici. Organizzarsi in un'aggregazione funzionale vuol dire mettere insieme risorse e fa sì che si possano erogare più servizi. L'obiettivo è migliorare l'accesso dei cittadini e ottimizzare risorse».
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