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Salvatore (Fimmg Verona): «Non è corretto procedere senza un accordo, qualche medico pagherà fino a 6mila euro»
Per qualcuno potrebbe trattarsi di una stangata. In Veneto si apre una nuova vertenza per i medici di famiglia, costretti a restituire alle Usl di appartenenza la retribuzione percepita per i pazienti che, a partire dal 2016, non sono più loro assistiti, perché irreperibili o trasferiti in altri Comuni, province o Regioni, oppure all'estero. A ricostruire la vicenda è il "Corriere Veneto".
La questione è emersa a febbraio, quando ha preso il via l'allineamento tra l'Anagrafe unica regionale e l'Anagrafe nazionale assistiti, che attraverso controlli incrociati ha evidenziato migliaia di posizioni irregolari in tutta Italia.
«Nel Veneto le verifiche sono partite dalle Usl di Belluno, Verona e Padova - spiega Claudio Salvatore, segretario della Fimmg Verona, al "Corriere Veneto" - solo nella provincia scaligera noi 550 medici convenzionati dobbiamo restituire 550mila euro. Nel resto del Veneto i conteggi sono in atto. Ma secondo una nostra prima simulazione, che calcola un esborso medio di mille euro a professionista moltiplicato per 2770 dottori di famiglia operativi in tutta la regione, si arriva a 2 milioni e 770mila euro. Si va dalle poche centinaia di euro in carico ai colleghi più giovani fino ai 5000-6000 euro che dovranno pagare quelli con la maggiore anzianità di servizio. E poi c'è l'esborso esteso ai pensionati e al momento non quantificabile, perché passa attraverso le ingiunzioni».
Per i medici ancora in attività la quota da restituire viene prelevata direttamente dalla busta paga, dallo scorso dicembre fino a maggio. «A me hanno decurtato duemila euro - rivela Claudio Salvatore - a una mia collega 2.500. Non è corretto agire senza un accordo, ma le Usl ci hanno risposto che le nostre retribuzioni sono gestite da una cooperativa esterna e quindi non è possibile avviare una contrattazione, nemmeno sulla possibile rateizzazione. Siamo le uniche vittime che pagano».
La domanda che molti si pongono è perché i medici non cancellino automaticamente, man mano, gli assistiti che cambiano residenza. «Ormai siamo tutti massimalisti (media di 1.526 assistiti per medico, ma tanti arrivano a 1800, ndr) e quindi è molto difficile controllare una platea così ampia - replica il segretario di Fimmg Verona - soprattutto perché la maggioranza non si fa mai vedere. E poi per legge noi non possiamo andare al Distretto a cancellare il nome di uno di loro, a meno che non lo ricusiamo. Ma ci vogliono ragioni molto serie, non si possono ricusare per esempio 15 pazienti in una volta».
Dal lato degli utenti, invece, molti pensano che la cancellazione del vecchio medico e l'iscrizione all'anagrafe del nuovo debba essere automatica quando ci si trasferisce. «E invece non è così - spiega Antonio Broggio, segretario di Fimmg Padova - anche perché, ed è la causa del problema, non c'è comunicazione tra le Anagrafi comunali e quella regionale e ci vanno di mezzo le Usl. Aggiungo che mentre in Veneto quando ci arriva un nuovo paziente gli chiediamo di esibire la disdetta del vecchio dottore, in tante altre zone d'Italia ciò non avviene e quindi l'utente mantiene due professionisti, ognuno dei quali pagato dalla propria Regione per lo stesso assistito. Nello statino relativo allo stipendio di marzo l'Usl Euganea comunicherà a ciascuno di noi il numero di pazienti trasferiti o irreperibili e relativi conteggi e recuperi - aggiunge Broggio - ogni medico saprà quanto gli sarà prelevato dallo stipendio, comunque non superiore al 20% del compenso lordo».
La vicenda ha attirato l'attenzione anche della Corte dei Conti, che punta a riportare nelle casse pubbliche i contributi versati «impropriamente». «Ma la vera beffa, oltre al danno, è che noi quei soldi li avremmo presi lo stesso - chiude Antonio Broggio - perché se fossimo stati consapevoli dei posti rimasti liberi li avremmo subito occupati con altri pazienti, vista la carenza ormai cronica di medici di famiglia».
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