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"Dovremmo mettere a terra l'atto di indirizzo per l'Acn 2025 2027, che sarebbe per la prima volta nella storia che un contratto della Medicina generale della medicina convenzionata sia in linea con il tempo di applicazione. Questo ci permetterebbe, diciamo in qualche modo, di poter fare norme contrattuali coerenti con le norme legislative vigenti, con i progetti in carica e con i sistemi di organizzazione che si stanno prevedendo". Lo ha detto Silvestro Scotti, segretario generale Fimmg, intervistato dal quotidiano Panorama della sanità.
Giovedì al Senato si è svolta "un'audizione rispetto alla legge delega sulla proposta di riordino della disciplina della pediatria di libera scelta e della medicina generale che noi intendiamo come un momento in cui, poiché si parla in questa legge delega anche del riordino dell'ambito ospedaliero, di una messa a terra di un decreto che allinei il vecchio Dm 77 e il 70 per determinare in qualche modo una riorganizzazione dell'offerta territoriale ospedaliera coordinata e integrata che oggi è quello che in qualche modo manca anche rispetto a tutte le chiacchiere che si sono fatte sul Pnrr e sui progetti delle case di comunità. Una casa di comunità, un ospedale di comunità, non connessi con l'offerta ospedaliera, non connesso con l'entrata e uscita dall'ospedale non coordinata sulle dinamiche di presa in carico del territorio, lascia un territorio da solo".
Secondo Scotti "noi continuiamo a vedere un sistema di silos chiusi, non così coordinati. Potremmo aprire un altro scenario per una dinamica che apparentemente non è sanitaria, ma sociale, ma sappiamo benissimo quanto questo aspetto pesi anche per effetto dell'inversione della piramide generazionale. Oggi è il territorio a dover offrire una assistenza agli anziani che i figli, pochi, e nipoti, ancora meno, non sono capaci di determinare. La mancanza di una coordinazione tra i sistemi determina un peggioramento di salute e il territorio, per come è strutturato oggi, non ha nessuna possibilità di riuscire a garantire da solo la risposta sociale, sanitaria e quant'altro se non integrato all'interno di un sistema. Sembra sempre che sia la medicina generale a doversi integrare a qualcun altro. Nel mio ambulatorio, per esempio, arrivano problemi sociali e io non so a chi rivolgermi per poterli affrontare con l'effetto che parte del mio lavoro viene spostato su attività che non sarebbero proprie di un'area clinico sanitaria, ma che non possiamo non assolvere proprio per le caratteristiche di prossimità fiduciaria verso i nostri pazienti". Allora, ha concluso Scotti, "ben vengano le case di comunità, ma non una casa di comunità dove ci siano dentro come appare, solo i medici di famiglia. Io passerò dalla solitudine del mio studio alla solitudine, in una struttura dove non troverò nessun altro che me stesso".
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