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Impegnare la Giunta regionale e il Consiglio regionale della Sardegna ad attivare nei confronti del Governo tutte le azioni necessarie affinché la bozza del decreto governativo sulla riforma della medicina generale sia ritirata o sospesa. E aprire un tavolo di confronto tra Stato e Regioni, operatori sanitari, cittadini e associazioni con la garanzia che venga salvaguardato il rapporto fiduciario tra medico e paziente. Con questo obiettivo, i consiglieri regionali della Sardegna di Sinistra Futura, Paola Casula, Giuseppino Canu e Luca Pizzuto, hanno depositato una mozione.
Il modello proposto dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, è "costruito prevalentemente su logiche urbane e centralizzate", poco adatte a rispondere alle esigenze delle aree interne e disagiate dell'isola.
La riforma, che prevede l'integrazione dei medici di famiglia nelle Case di Comunità e una riorganizzazione territoriale del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), rischia secondo mozione di indebolire il rapporto fiduciario tra medico e paziente, pilastro della riforma sanitaria del 1978. In particolare, si teme che il passaggio dei medici di medicina generale dal rapporto convenzionale alla dipendenza possa portare a un ridimensionamento del SSN pubblico e universalistico, aprendo la strada a una progressiva privatizzazione dell'assistenza sanitaria.
"Una riforma di questa portata - si legge - non può essere affrontata senza un confronto reale con chi lavora quotidianamente sul territorio". La Sardegna, con le sue difficoltà nei collegamenti, la dispersione abitativa e l'invecchiamento della popolazione, rappresenta un caso emblematico: qui, la fragilità dell'offerta sanitaria è già tangibile, e modelli pensati per le città rischiano di aggravarne le disuguaglianze.
La mozione evidenzia anche come la realizzazione delle Case di Comunità in Sardegna (e non solo) sia insufficiente e ancora priva dei servizi completi previsti dal decreto ministeriale del 23 maggio 2022 (n. 77). Nonostante l'accordo integrativo per la medicina generale, stipulato nel 2025, le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e le Case di Comunità faticano a decollare, lasciando scoperti molti territori.
Il documento sottolinea come la medicina generale sia ancora oggi "il presidio sanitario di prossimità più diffuso e accessibile", soprattutto nelle aree periferiche. La riforma dovrebbe mirare a rafforzare l'integrazione multidisciplinare e a implementare la diagnostica di primo livello, senza però sradicare un sistema che, nonostante tutto, funziona.
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