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Guida preziosa per chi crede nella bellezza e nella forza dell'umanità
"Enciclica Papa Leone XIV Guida preziosa per chi crede nella bellezza e nella forza dell'umanità, è la cura la dimensione della grandezza di una civiltà"
"Definire 'Magnifica humanitas' un'Enciclica sull'Intelligenza artificiale è riduttivo: è una riflessione lucida e profonda sulla dignità dell'uomo e sul significato stesso dell'essere, e del restare, umani. A dispetto di ogni deriva: quella tecnologica, quella di un potere ingiusto, quella di una comunicazione distorta, quella di un lavoro che sfrutta l'individuo come mero fattore produttivo, quella di una guerra che non si ferma di fronte al rispetto della persona e del diritto. È una guida preziosa non solo per chi crede in Dio, ma per tutti coloro che credono nella bellezza e nei valori dell'umanità e di una civiltà che si misura dalla cura e non dalla potenza".
Così il Presidente della FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, accoglie la prima Lettera Enciclica di Papa Leone XIV, firmata nel 135° anniversario della "Rerum novarum" e presentata oggi. Al centro della riflessione del Pontefice, la Dottrina sociale della Chiesa nel tempo dell'intelligenza artificiale.
"Il Papa ricorda - afferma Anelli - che la grandezza dell'uomo non risiede nella capacità di dominare o manipolare il mondo, ma nel proteggere la dignità della persona. E che la qualità di una civiltà si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire, dalla capacità di riconoscere l'altro come volto e non come funzione. Sono i principi della Dottrina cattolica, certo, ma riecheggiano in queste parole anche i precetti del Codice di Deontologia medica, che all'articolo 3 premette che doveri del medico sono la tutela della vita, della salute psico-fisica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona, senza discriminazione alcuna, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera. In quest'ottica, l'intelligenza artificiale è strumento nelle mani dell'uomo, orientato al bene della collettività, e non sostituto della sua opera e surrogato del suo ingegno.
Forte è il richiamo a un'etica del lavoro che esalti la dignità della persona, che non la riduca a "risorsa da usare e sfruttare" o a "ciò che realizza o produce". Al contrario, "la dignità fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita, né ha bisogno di essere dimostrata": è patrimonio e diritto fondamentale di ogni essere umano". Altrettanto forte è il monito a saper digiunare dall'Ai, a non delegare agli algoritmi il pensiero critico e a saper riscoprire la bellezza delle relazioni autentiche e del tempo condiviso. In un'epoca in cui le piattaforme digitali sono progettate per catturare il tempo degli utenti e sfruttare le loro fragilità, è urgente rafforzare la libertà interiore di ciascuno e fronteggiare il rischio del controllo sociale derivante dalla raccolta massiva di dati e dall'uso di sistemi algoritmici".
"Solidarietà, sussidiarietà, corresponsabilità - aggiunge - sono le parole chiave per tutelarci dai rischi connessi all'uso indiscriminato delle nuove tecnologie, nel rispetto di tutti gli individui, in particolare dei più fragili, della collettività e dell'ambiente. Ampio spazio è dedicato alla critica del transumanesimo e del postumanesimo, che interpretano il progresso come superamento dei limiti dell'umano. Invece, il limite non è un difetto da eliminare, ma una dimensione costitutiva della condizione umana, perché l'essere umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite".
"Infine, la pace - conclude Anelli - responsabilità e obiettivo di ogni uomo e di ogni popolo. Una pace che non significa neutralità ma che passa dal prendere posizione, assumendo lo sguardo delle vittime. Quando siamo di fronte a bombardamenti su civili, ad attacchi contro ospedali, scuole, infrastrutture vitali, a violenze che colpiscono bambini, ci troviamo davanti a scandali che feriscono l'umanità stessa, tuona il Papa. E non possiamo voltarci dall'altra parte: ogni ferita va riconosciuta, non giudicata; va curata, affondando le mani nella carne di chi soffre. Grazie, Papa Leone, per queste parole che così profondamente risuonano con il nostro essere medici, con il nostro essere uomini, con la nostra fede nella bellezza e nella forza dell'umanità".
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