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La salute è tornata a essere un privilegio di classe
"Nel 1978, con la legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale, l'Italia fece una scelta di civiltà: la salute è un diritto universale, non un privilegio di chi può permettersela. Fu una scelta rivoluzionaria, che collocò il nostro Paese all'avanguardia tra le democrazie occidentali. Quasi cinquant'anni dopo, quella scelta è in pericolo. Non perché qualcuno abbia deciso formalmente di abrogare il diritto alla salute, ma perché il sottofinanziamento sistematico del nostro Sistema Sanitario ha progressivamente eroso la capacità di onorare la promessa su cui era stato fondato. Le liste di attesa per una visita specialistica o per un intervento chirurgico si misurano in mesi, talvolta in anni. La carenza di medici di base lascia milioni di italiani senza un riferimento sanitario di prossimità. Gli ospedali chiudono reparti per mancanza di personale. Gli infermieri emigrano verso paesi che li pagano il doppio. I medici abbandonano il pubblico per il privato. Il risultato è che la salute è tornata a essere, in molti casi, un privilegio di classe e sempre di più la possibilità di accedere alle cure sarà legato alla disponibilità di un reddito adeguato. Chi ha i mezzi economici si rivolge al privato e riceve assistenza rapida e di qualità. Chi non li ha, aspetta, rinuncia, si cura male o non si cura affatto". Lo evidenzia il rapporto Eurispes 2026.
"Le nostre statistiche sulla rinuncia alle cure a causa di motivi economici mostrano percentuali che avremmo ritenuto inaccettabili solo pochi decenni fa. Questa è una crisi del contratto sociale, impossibile da derubricare come una mera incapacità gestionale. È la violazione sistematica di un impegno che la Repubblica ha preso con i suoi cittadini. E si tratta - avverte l'Eurispes - di una violazione che produce conseguenze non solo sanitarie: una popolazione meno sana è una popolazione meno produttiva, più impaurita e più vulnerabile. La privatizzazione totale o il mantenimento dello status quo non possono essere le vie d'uscita. L'attesa è quella di una riforma coraggiosa che rimetta al centro il cittadino, che investa sul personale sanitario, che ridisegni la medicina di territorio, che utilizzi la tecnologia per abbattere le diseguaglianze di accesso", si legge ancora.
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