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Governare la domanda è giusto ma va governata nella sua interezza, non solo quella che passa per il ricettario del medico di famiglia
"I dati pubblicati il 22 aprile scorso dal Sole 24 Ore sulle prescrizioni per mille abitanti fotografano una realtà che chi lavora nella medicina generale conosce bene: esiste una variabilità prescrittiva tra Regioni che non è spiegabile solo con differenze epidemiologiche, socioculturali ed economiche della popolazione". Lo afferma il segretario della Fimmg, Silvestro Scotti, in un intervento sul "Sole 24 Ore".
"Va considerato, infatti, che nelle aree con Pil pro capite più elevato una quota rilevante della domanda sanitaria viene assorbita dal settore privato, riducendo strutturalmente il volume delle prescrizioni a carico del Ssn, un effetto che i semplici tassi di ricettazione non catturano. Ciò non esclude che esista una quota di prestazioni non necessarie che pesa sul sistema pubblico, ma impone che l'analisi dell'inappropriatezza parta da basi più solide di un confronto grezzo tra Regioni", aggiunge Scotti, che condivide "la preoccupazione del ministro Schillaci e il metodo della Piattaforma nazionale sulle liste d'attesa" ma ritiene "tuttavia necessario segnalare con chiarezza che alcune delle misure già in campo per 'governare la domanda' stanno producendo l'effetto contrario a quello desiderato. Il caso emblematico è quello delle sottonote prescrittive regionali sui farmaci gastroprotettori, introdotte dopo la razionalizzazione della Nota 01 Aifa. L'Agenzia del farmaco aveva semplificato, in un percorso condiviso con Regioni e rappresentanze della medicina generale. Alcune Regioni hanno invece definito blocchi prescrittivi telematici sottoposti alla apposizione da parte del medico di sottonote collegate alla Nota 01, complicando proprio ciò che si voleva semplificare. Il medico di medicina generale è oggi tenuto ad apporre sottocodici riferiti alle singole condizioni previste dalla Nota per ogni prescrizione di un inibitore della pompa protonica. Nei casi border line, il rischio concreto è dover ricorrere a consulenze gastroenterologiche in via difensiva. Il risultato finale è più spesa specialistica, più esami, più pressione sulle stesse liste d'attesa che intendiamo ridurre".
Secondo Scotti, quindi, "i modelli che funzionano vanno nella direzione opposta e devono partire dalla cornice organizzativa già prevista dall'Acn vigente AFT, coordinamento tra MMG e specialisti ambulatoriali e ospedalieri, UCCP valorizzandola attraverso cruscotti digitali condivisi, linee guida costruite con e tra i professionisti, strumentazione diagnostica di primo livello negli studi di medicina generale. Strumenti capaci di ridurre la variabilità prescrittiva senza burocratizzare la relazione clinica, e che potrebbero essere ulteriormente potenziati da un nuovo Atto di Indirizzo che definisca AFT e UCCP come modello di presa in carico omogenea e appropriata dei pazienti, anche con il supporto dell'Intelligenza Artificiale. Nel confronto con le Regioni già avviato dal ministero, il tema delle sottonote regionali deve essere affrontato esplicitamente: occorre chiarire a chi spetta il ruolo di regolatore prescrittivo e quali meccanismi di monitoraggio siano realmente utili a promuovere l'appropriatezza, anziché imporla surrettiziamente attraverso blocchi prescrittivi digitali. La misurazione dell'appropriatezza deve inoltre tener conto non solo delle ricette prescritte, ma anche della spesa specialistica e diagnostica indotta da un conseguente atteggiamento di prescrizione difensiva. Governare la domanda è giusto e necessario. Ma va governata nella sua interezza, non solo quella che passa per il ricettario del medico di famiglia".
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